Comunità Viva

(tratto da Wikipedia)

Storia

La chiesa viene citata nella bolla Justis fratrum di papa Eugenio III del 3 maggio 1152, nella quale sono annoverate le pievi comprese nella diocesi di Treviso (plebem de Martiliago cum pertinentiis suis). Già nel XII sec. aveva giurisdizione sulle cappelle di Maerne, Robegano, Peseggia e Cappella, come viene riportato dalQuaternus decimæ generalis impositæ contra Turcos anno 1330. L’attuale edificio fu costruito verso la fine del XVIII secolo: i lavori di fabbricazione della nuova chiesa iniziarono nel 1770 su disegno degli architetti Pietro Checchia di Venezia e Andrea Zorzi di Treviso, e venne consacrata il 21 settembre 1777 dal vescovo di Treviso Paolo Francesco Giustiniani.

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Descrizione

All’interno si può ammirare il bellissimo soffitto della navata centrale affrescato tra il 1778 e il 1780 da Giovan Battista Canal raffigurante il Martirio di Santo Stefano, nonché gli attigui affreschi di Domenico Fossati dello stesso periodo, il quale ha incorniciato con dei rigogliosi e alquanto originali fregi l’affresco centrale. Tali affreschi costituiscono forse l’opera migliore del maestro, sia per la vastità che per la complessità della composizione, con le edicolette circolari a cupola negli angoli e i colonnati corizi che danno l’illusione di uno slancio verso l’infinito. Tra i due altari laterali dedicati a “San Valentino” con pala di Eugenio Pini del 1652 e alla “Madonna del Rosario” con pala di Lattanzio Querena del 1824, da notare il pregevole affresco in chiaroscuro dipinto nel 1912 da Antonio Beni. Di fronte è posizionato il pulpito, ivi collocato nel 1821, costruito dal falegname friulano Antonio Piai e decorato dal veneziano Giacomo Tagliapietra. Posto sopra la porta d’ingresso lato canonica, tra gli altari dedicati a “Sant’Antonio” con pala di Giovanni Bevilacqua del 1835 e ai “Sacri Cuori di Gesù e Maria” pala ottocentesca di Domenico Vicari. Gli arredi e i marmi del presbiterio sono originari della chiesa di San Marcuola a Venezia, acquistati prima della ristrutturazione della chiesa veneziana operata dal Massari. Però il grande tabernacolo che sovrasta l’altare venne acquistato nel 1778 presso la chiesa dei Santi Ermagora e Fortunato di Venezia. Tra le pale d’altare, merita una particolare attenzione quello dell’altare maggiore: il Martirio di Santo Stefano di Francesco Bissolo, un olio su cinque tavole lignee del XVI secolo. Nelle nicchie del coro sono esposte le due tele di Giovanni Bevilacqua, La Fede e La Speranza del 1834. Da vedere anche i due “telèri” posti ai lati del presbiterio: La nozze di Cana di Agostino Ridolfi e il Miracolo di San Domenico di Guzmàn di Pietro Damini, entambi dipinti nel ‘600. Interessanti anche le XIV stazioni della Via Crucis realizzate in terracotta con bassorilievi da Lino Bottacin nel 1944. L’attuale pavimentazione in marmo a tre colori opera realizzata da Giacomo Spiera di Venezia, risale al 1869 e la notizia della conclusione dei lavori, venne pubblicata sul giornale “Veneto Cattolico” del 9 ottobre 1869.

Altare Maggiore

Organo

Nell’abside della chiesa trova spazio anche l’organo, di 23 registri costruito nel 1930, opera 425 della ditta Mascioni.



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