Comunità Viva

Don Giorgio Riccoboni – Parroco

Dopo quasi 34 anni di conduzione della nostra parrocchia, don Luigi Boffo per raggiunti limiti d’età ha lasciato  la guida della comunità a  don Giorgio Riccoboni già parroco a S. Antonino di Treviso.

La notizia della sua nomina è stata comunicata da Don Luigi domenica 26 luglio, durante le Sante Messe. Più di qualcuno tra i presenti si è posto immediatamente la domanda chi fosse il nuovo parroco; analogamente anche il sottoscritto mosso dal medesimo desiderio ha pensato di andarlo a trovare personalmente il prima possibile  a S. Antonino.

Il lunedì successivo nel primo pomeriggio nonostante il caldo, armato di una buona scorta d’acqua, mi sono diretto in bicicletta da Martellago  alla parrocchia di S. Antonino. Devo dire che era la prima volta che andavo a S. Antonino, e con un po’ di emozione quando sono arrivato in paese, ho cercato subito la casa canonica, l’abitazione del “nostro” parroco.

Dopo aver suonato e atteso qualche istante alla porta, è apparso don Giorgio, e in modo molto cordiale, dopo le reciproche presentazioni, mi ha accolto con una calorosa stretta di mano. Una breve sosta di pochi minuti poiché don Giorgio era impegnato in una riunione; giusto il tempo di consegnargli una copia della storia della nostra chiesa, di scambiarci qualche parola di circostanza, e via verso il ritorno con la promessa di rincontrarci al più presto a Martellago!

Don Giorgio è arrivato ufficialmente nella nostra parrocchia  quasi due mesi dopo, esattamente domenica  20 settembre. E’ stata sicuramente una grande gioia vedere arrivare il nuovo parroco, accolto tra l’altro da uno striscione di benvenuto lungo ben 24 metri che scendeva  dal campanile. E’ altresì degna di ricordo la cerimonia d’ingresso celebrata durante la S. Messa delle 18.30; la nostra chiesa era talmente gremita da non riuscire a contenere tutte le persone convenute anche  da S. Antonino di Treviso.

Ma chi è il nuovo parroco di Martellago? Quali sono le sue origini, la sua famiglia,  come è nata la sua vocazione al sacerdozio? Sono alcune domande legittime che meritano una risposta,  che ben volentieri il nuovo parroco ci ha dato.

Giorgio Alfredo Riccoboni è nato a Treviso il 6 settembre 1957,  è stato battezzato nella chiesa di S. Agnese. La sua famiglia  era composta da sette persone, i genitori più cinque figli: quattro maschi e una femmina. Don Giorgio è il secondogenito.

Dopo un  breve periodo dalla sua nascita, la famiglia si trasferì  a S. Giuseppe di Treviso. Ma impegni di lavoro del padre costrinsero la famiglia ad un trasloco inevitabile a Bergamo dove vissero per alcuni anni, tanto che il piccolo Giorgio in quella lontana città ricevette nel medesimo giorno la prima comunione e anche la cresima.

Il 18 luglio con una solenne celebrazione e una grande festa abbiamo ringraziato il Signore e don Luigi Boffo per il suo lungo e ispirato servizio pastorale a Martellago.

Domenica 21 settembre la nostra comunità, dopo trepidante attesa, ha accolto con gioiosa festosità il nuovo parroco don Giorgio Riccoboni che, presentato dal delegato vescovile monsignor Giuseppe Rizzo e dall’amministratore temporaneo don Antonio Genovese, ha fatto l’ingresso nella comunità parrocchiale S. Stefano P.M.

Un incontro di preghiera al venerdì, presieduto da don Antonio, aveva invocato lo Spirito sulla comunità e sul venturo parroco e ringraziato il Signore per il dono del Sacerdozio

La S. Messa, concelebrata dai presbiteri amici e vicini e animata dai cori parrocchiali riuniti, è stata preceduta dal benvenuto del sindaco Giovanni Brunello, che assieme alle autorità locali ha presenziato al rito, e si è conclusa con il saluto e la presentazione della comunità parrocchiale a don Giorgio da parte della Presidente dell’Azione Cattolica: “Carissimo don Giorgio prima di tutto La ringraziamo per avere dato la sua adesione al progetto di Dio per noi… L’abbiamo attesa con gioia e trepidazione. Benvenuto. Siamo felici di accoglierLa… Il nostro pensiero va anche alla parrocchia di Sant’Antonino… che salutiamo amichevolmente e ringraziamo soprattutto perché siamo coscienti che da oggi essa si priva di un valido sacerdote”.

La festa è poi continuata con un rinfresco sul sagrato. E abbiamo scoperto che don Giorgio era già a casa sua. Ha accolto con calore i nuovi parrocchiani, ansiosi di stringergli la mano e di averlo ognuno qualche istante per sé, e ha salutato con gratitudine e commozione i vecchi, che sembrava non volessero staccarsi da lui.

 L’articolo di prima pagina del libretto parrocchiale è d’obbligo sia firmato dal Parroco e in questa circostanza non può che essere un articolo che racconta il mio essere tra voi trascor-si alcuni mesi, nel mezzo del cammino di quest’anno pastorale. Vi assicuro che non è impresa facile mettere ordine ad un sentire affollato di voci interiori che si susseguono, si alternano e si accavallano. Gli impegni, gli appuntamenti, gli avvenimenti di calendario si susseguono incessanti; è sempre in agguato il rischio di essere travolti, di rispondere alle urgenze ed emergenze, alle richieste e agli appelli, che diventano un alibi per non fermarsi e fare il punto.

Moltissimi mi pongono la domanda: “come va, come si trova qui a Martellago?” ed allora è quasi un dovere fermarsi e cercare di rispondere. Una nota che ritorna costante nel mio diario spirituale sottolinea la persistente presenza di un dono di grazia divina che mi infonde fiducia e speranza, che mi dona pace e serenità, malgrado la consapevolezza della mia povertà e inadeguatezza rispetto alla realtà che sono stato chiamato a servire.

Perché proprio me? Cosa sono chiamato a fare? Cosa posso fare? Se fisso la mente e il cuore su queste domande nasce in me un profondo turbamento. Se guardo indietro vedo la straordinaria opera di don Luigi, infaticabile, sollecita, coraggiosa, capace di intraprendere molteplici attività; se mi guardo accanto vedo don Alberto che seppur giovane già dimostra una saggezza pastorale non comune, acuto e profondo nella lettura della realtà che la fede interpella. E a me non resta che riconoscermi  come un bimbo che deve imparare nuovamente a camminare sentendo i primi passi maldestri e infermi che rischiano di essere un freno ad una comunità che ha voglia di camminare spedita verso la meta.

Perché proprio me?  Non c’è un motivo o una ragione che possa riguardare le mie capacità o competenze o esperienze, ma la volontà imperscrutabile di Dio. Le sue scelte si basano solo sul suo amore: sono qui perché Dio lo ha voluto e mi ha voluto qui per amarmi. Vuole essere mio amico, al mio fianco.  Lasciarmi amare è la prima ragione del mio essere qui. Riconosco pian piano che le mie debolezze e le mie povertà non sono un vuoto dannoso, ma uno spazio riservato all’amore di Dio. Sono un vaso di creta in cui Dio può manifestare il suo amore e così che altri si lascino amare nelle loro debolezze e limiti. “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici” e sento che questa mia condizione di infermità è spazio in cui Cristo riversa la sua vita in me.

Se il Signore mi ha voluto tra voi per amarmi, diventando sempre più l’amico del cuore in cui poter confidare, si fa sempre più chiaro in me il desiderio e la necessità di diventare a mia volta, mosso dal suo stesso amore, un vostro amico. Desidero potermi dire amico del maggior numero di voi, ancor più che voi mi sentiate vostro amico.

Forse ora prevale il carico di responsabilità e l’impegno a far sì che il cospicuo patri-monio di vita pastorale non venga smarrito, la fatica di conoscere e acquisire ciò che si è fatto finora, l’apprensione di non deludere o amareggiare nessuno e vi assicuro non è facile, ma spero che prima o poi sarà  lasciato spazio alla possibilità di relazioni sempre più fraterne e amicali. La mia speranza è che ci accada quello che accadde in quei giorni a Gesù con i discepoli, che ci possiamo dire amici perché condividiamo quello che il Padre dice. Vi ricordate, Gesù disse queste testuali parole: “vi ho chiamati amici perché vi ho fatto conoscere tutto quello che il Padre mi ha detto”.

Ogni nostro dire e fare possa essere veicolo comunicativo di quello che il Padre ci dice, state sicuri che non lo dice solo per noi.

Risultati immagini per DON CLAUDIO SARTORDon Claudio Sartor – Cappellano

MARTELLAGO. La comunità di Martellago si prepara a dare il benvenuto al nuovo diacono, che domani farà ufficialmente il suo ingresso in parrocchia. Claudio Sartor (nella foto), 35 anni, è un diacono di casa perché proprio nel Miranese ha iniziato il suo percorso di fede, in particolare a Spinea, grazie al supporto del parroco dei Santi Vito e Modesto don Antonio Genovese. Dopo essere diventato diacono in aprile nel corso della cerimonia che si è tenuta nel duomo di Montebelluna alla presenza del vescovo Gianfranco Agostino Gardin, don Claudio è stato tra gli animatori della parrocchia di Castello di Godego, a Treviso, che lo ha salutato con una festa lo scorso fine settimana. A Martellago don Claudio si occuperà principalmente della pastorale dei giovani. Domani sarà presentato dal parroco don Giorgio Riccoboni nelle messe della mattinata. «Spero di inserirmi bene in questa nuova comunità e di poter lavorare per il bene di questo paese e per i giovani, e anche di portare una buona testimonianza di Fede» dice don Claudio «guidato dallo spirito del nuovo Papa Francesco».

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Don Luigi Boffo – Parroco emerito

Carissimi vecchi parrocchiani,
vi scrivo ancora una breve lettera per comunicarvi i miei desideri. Certamente non potete sapere quello che desidero se non ve lo dico, perciò ho pensato di dirvelo con semplicità.
Ora ho cambiato ruolo. Sono parroco in pensione, presente nella Parrocchia che ho servito per 34 anni. Ora sono invitato ad aiutare secondo le mie limitate capacità. Ringrazio il nuovo parroco don Giorgio  che mi ha accolto con grande bontà e rispetto.
Cosa desidero?
Desidero fare la volontà di Dio.
Desidero fare tutto il bene che posso.
Desidero avere pazienza.
Desidero pregare, celebrare la Messa, confessare tutti coloro che me lo chiedono, questo mi fa molto piacere.
Desidero visitare i malati, almeno alcuni, e portare loro il conforto dei Sacramenti.
Desidero salutare tutti, accogliere quelli che vengono a visitarmi.
Ho sentito da alcuni che non vengono a visitarmi per paura di disturbare. Vi assicuro che non disturbate, anzi mi fate un grande piacere.
Sono a disposizione anche per ascoltare difficoltà, condividere croci e , se richiesti e graditi, dare consigli (l’età me lo permette).
Il tempo passa. Avrò sempre più bisogno dell’aiuto degli altri. Un tempo ho cercato di aiutare io gli altri, ora, come tutti gli anziani, ho bisogno degli altri.
Ringrazio tutti quelli che mi aiutano e che mi aiuteranno.
Mi affido a voi.
Vi saluto tutti con molta stima ed affetto
Don Luigi

 Carissimo don Luigi, a nome della Comunità mi è stato chiesto di esprimerLe la nostra gratitudine per i 34 anni di ministero svolti come parroco in mezzo a noi.

 Questa sera di festa per i suoi ottant’anni ha radunati, ancora una volta attorno a Lei,  ragazzi, giovani e adulti, esprimendo quella comunione  alla quale in tutti questi anni tante volte ci ha richiamati.

 È bello esserLe vicino in questo momento così significativo della sua vita.

Sicuramente in questi mesi tante volte si è soffermato a riflettere sul cammino pastorale che come padre ha condiviso con noi in questi oltre trent’anni. Noi, suoi figli spirituali, vi riconosciamo un cammino fecondo, segno della presenza provvidente di Dio per noi, segnato in modo particolare nella guida alla preghiera, nell’impegno per la formazione e il sostegno alla famiglia, punti essenziali della Sua azione pastorale.

La preghiera.

“Ad un cristiano moderno la sola Messa domenicale non può bastare”. Questa la frase che quasi ogni domenica Lei era solito ripetere nel leggere, tra gli Avvisi Parrocchiali, i vari momenti e incontri di preghiera offerti settimanalmente. E a questa frase seguiva quasi sempre l’invito alla Confessione frequente, unico modo per restaurare la comunione con Dio e tra di noi.

La formazione.

Abbiamo apprezzato il Suo costante interesse per la Scuola Materna, perché fosse bella e funzionale nella struttura, ma soprattutto come luogo e momento di formazione cristiana per i bambini e i genitori.

Catechisti, aderenti all’Azione Cattolica, gli operatori pastorali, hanno avuto modo di comprendere come la formazione cristiana non possa fermarsi all’età scolare, ma che, in un mondo che muta in continuazione, deve “aggiornarsi” e affrontare i problemi e gli interrogativi che ogni giorno incontriamo.

La famiglia.

 “La famiglia è essenziale per la formazione umana e cristiana” , con queste parole Lei, don Luigi, spesso ci ha richiamato sull’importanza della famiglia; Gesù stesso ne ha avuto bisogno. E’ la piccola chiesa domestica su cui poggiano le fondamenta della Chiesa universale; è il luogo dove si respira la fede e si impara a pregare.

Con Lei abbiamo apprezzato tanti Campi Scuola Famiglie, scoprendone il valore come momento di riflessione e di preghiera personale, e i Gruppi Famigliari quali luoghi di formazione per le famiglie con le famiglie.

Le molte iniziative messe in atto in questi anni hanno impresso in modo forte il cammino di questa comunità cristiana. Ringraziamo Dio per il dono della Sua vita che si è spesa per ciascuno di noi, accompagnandoci in svariati momenti, felici o tristi, per vivere nella fede il tempo che ci è dato.

Ciò che Lei ha fatto nel cammino condiviso in questi 34 anni, sappiamo che ha trovato origine e vigore nella quotidiana celebrazione dell’Eucarestia, il luogo in cui in cui si genera e si celebra la comunione con il Signore e tra noi e il momento più eminente della sua azione pastorale e della nostra vita comunitaria.

Per questo motivo, abbiamo pensato di farle cosa gradita, procedendo al restauro del calice con il quale Lei ha celebrato la messa feriale lungo questi anni e attorno al quale continueremo ancora con Lei a celebrare il Sacramento dell’Amore



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