Comunità Viva

S P A Z I O     P E R   C R E S C E R E

ORIENTAMENTI e PROPOSTE PASTORALI – ORATORIO “PAPA LUCIANI”

ELEMENTI FONDAMENTALI DELL’ORATORIO

L’Oratorio non viene più pensato solo in termini di prevenzione (‘sottrarre i ragazzi e i giovani dalla strada’), ma viene visto in tutta la sua potenzialità educativa per una educazione cristiana integrale, con una proposta religiosa seria, armonica e articolata, andando oltre il puro aspetto ricreativo”.

E’ il luogo del tempo libero della comunità cristiana in generale e delle nuove generazioni in particolare… è il luogo della promozione umana e dell’evangelizzazione in vista della pienezza di maturità di fede della persona. Ambedue gli aspetti vanno proposti e sostenuti da adeguate attività.

Da queste affermazioni si deduce che l’Oratorio è un momento privilegiato, di aggregazione, socializzazione, partecipazione, corresponsabilità, democrazia, formazione di gratuità, scoperta e promozione delle capacità e degli hobbies personali (musica, cinema, teatro, pittura, sport, manualità…). E’ uno spazio dove è possibile elaborare una cultura della vita, della tolleranza, del rispetto e della pace, in sintonia con il Vangelo.

Uno strumento per il servizio della comunità cristiana al Vangelo

L’Oratorio è la scelta di tutta la comunità cristiana per realizzare il suo compito specifico di essere segno che il Vangelo è a portata di tutti e di favorire ciascuno, perché, nelle condizioni normali di vita, si incontri con Gesù Cristo.

Uno spazio educativo nel tempo libero

Il tempo libero non è solo il tempo del riposo per il recupero delle energie fisiche e psichiche o il tempo per il divertimento fine a se stesso, ma è il tempo che abbiamo a disposizione per diventare uomini e donne “più”, per sprigionare in noi, attraverso la creatività, tutte le doti.

E’ il tempo, quindi, della crescita, dell’impegno, delle relazioni, del dialogo e della libertà autentica che costruisce e non annulla la persona.

Esso diventa, perciò, fortemente liberante e valido dal punto di vista educativo e pastorale.

Un ambiente educativo

L’Oratorio è il luogo delle proposte finalizzate alla scoperta del perché, per che cosa, per chi vivere. Si tratta, cioé, di aiutare le persone a crescere, a diventare adulti umanamente e cristianamente, anche stabilendo un rapporto indispensabile  con la famiglia.

Una precisa metodologia educativa

Appare evidente il ricorso ad una metodologia educativa seria, basata sull’incontro libero, sulla risposta impegnata, sull’adeguamento costante delle iniziative religiose, culturali,  ricreative.

Ciò presuppone la necessità di una programmazione educativa che partendo dall’analisi della situazione, proponga attraverso dei contenuti fondamentali un modo di pensare e di progettare l’uomo in termini evangelici; preveda di raggiungere l’obiettivo generale e quelli intermedi attraverso strategie adeguate.

Strumento fondamentale della metodologia educativa è l’animazione, intesa come un modo di immaginare la vita, in cui si scommette che ognuno nella sua situazione può infondere nelle cose che fa una qualità (l’amore per la vita) che le “anima”, le colma di senso, le toglie dalla morte.

La formazione permanente

L’impegno educativo esige l’assoluta necessità della formazione permanente di tutti gli educatori, che sarà compito delle singole associazioni per i propri responsabili e animatori.

I PROTAGONISTI

La comunità cristiana

Al primo posto dei protagonisti si colloca la comunità cristiana: l’Oratorio non è  una scelta pastorale del parroco o del cappellano di turno, ma della comunità credente, della Parrocchia che si fa “custode” di questa scelta pastorale. E’una scelta a cui bisogna arrivare insieme attraverso un dialogo ed un confronto aperto nel Consiglio pastorale parrocchiale, attraverso dei sondaggi di opinione e qualsiasi altro mezzo che favorisca la partecipazione popolare. La comunità cristiana è protagonista anche nel senso che tutte le attività educative proposte sono per tutti, dai bambini fino agli anziani.

I genitori

“Il ministero di evangelizzazione e di catechesi dei genitori deve accompagnare la vita dei figli anche negli anni della loro adolescenza e giovinezza”.

Questa affermazione sancisce il diritto-dovere dei genitori ad una presenza riconosciuta in Oratorio. Ciò comporta il far parte della comunità educativa; il partecipare, per sostenerle, alle iniziative dei ragazzi e dei giovani; il diventare punto di riferimento e di confronto con gli animatori; l’assumere qualche ruolo specifico di animazione o di cura dei locali, degli ambienti sportivi, del bar.

I genitori vanno interpellati nell’elaborazione delle linee fondamentali e nelle scelte educative, per poter offrire il loro specifico e prezioso contributo. Per favorire il coinvolgimento di tutti i genitori, in particolare dei meno presenti alle iniziative dell’Oratorio, è importante che gli educatori, all’inizio dell’anno, li riuniscano per presentare gli orientamenti educativi e il programma annuale.

I ragazzi

Sono protagonisti dell’Oratorio i ragazzi “normali” che con la loro vivacità danno una tonalità musicale all’ambiente; ma sono protagonisti soprattutto i ragazzi “difficili”, che soffrono la solitudine e l’emarginazione “affettiva” e sono quelli che disturbano di più e creano i maggiori problemi agli educatori. Sono questi ad aver più bisogno di aiuto, ed evangelicamente sono da privilegiare e da servire.

Sarà molto importante essere attenti al livello di crescita, proponendo attività a misura della loro età, evitando il rischio di un certo adultismo o giovanilismo.

L’Oratorio può essere un “cantiere”, un laboratorio di esperienze di Chiesa in cui tutti (catechisti, associazioni, gruppi…) collaborano, in maniera specifica, alle stesse finalità. Può diventare un ambiente in cui sia i  ragazzi “normali” che quelli “difficili” respirano un’aria di fede e di fraternità, convinti che la comunicazione della fede oggi avviene anche e soprattutto attraverso questo “clima” di accoglienza, serenità, ospitalità, dialogo….

Gli adolescenti

Gli adolescenti sono chiamati a dare un orientamento alla loro vita e sentono forte il desiderio di autonomia. Sono affascinati dagli ideali fondamentali, ma fanno fatica a tradurli in un progetto di vita e ad accettare la realtà così com’è. Sono spinti alla generosità e al servizio più per bisogno di gratificazione che per motivazioni autentiche.

Per quanto riguarda il problema religioso, essi vivono il momento difficile della crisi e talvolta dell’abbandono.

Va assolutamente vietata la scelta di affidare agli adolescenti il compito di animatori, anche se diventa indispensabile per la loro crescita che facciano piccole esperienze di servizio, guidate da altri animatori. Infatti il loro momento di vita chiede attenzione formativa adeguata.

I giovani

Si vuole richiamare la necessità di un autentico protagonismo giovanile in Oratorio. Tale protagonismo va espresso con i fatti e non a parole, il che significa inserire anche dei giovani nella comunità educativa, riconoscendo ad essi il diritto di pensiero, di parola e di azione.

Credere nei giovani significa credere che sono indispensabili al futuro di questa società e di questa chiesa.

Ciò realizzando, i giovani saranno “l’anima” per una nuova primavera dell’Oratorio.

Gli adulti

L’Oratorio, pur essendo il luogo privilegiato e fondamentale e il crocevia della proposta educativa e pastorale dei e per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani,  vede anche la presenza di adulti e di anziani, che chiedono spazi per momenti aggregativi, culturali e ricreativi.

Tale presenza può, favorire lo scambio intergenerazionale nella misura in cui gli adulti non sono semplici utenti di servizi, ma sono coinvolti nella programmazione e nella gestione.

I responsabili

Le figure indispensabili: la comunità educativa, il sacerdote-assistente spirituale, gli animatori.

1. La comunità educativa: in una proposta comunitaria come è quella dell’Oratorio, ogni educatore o animatore è parte di una comunità. E’ insieme che si fa la proposta e si fa animazione. Fare l’animatore o dare la propria disponibilità al progetto dell’Oratorio comporta il mettersi in un lavoro comunitario e in una passione educativa tipica.

La programmazione educativa va fatta ogni anno da parte di tutti gli animatori, compresi quelli sportivi e trovi nella Comunità educativa il necessario referente.

La “comunità educativa” dell’Oratorio, pertanto, è la comunità composta dal direttore, dal sacerdote-assistente spirituale, da una religiosa e dai rappresentanti dei genitori, degli animatori di tutti i gruppi che in esso si impegnano ai vari livelli e con compiti diversi a costruire e servire il progetto educativo.

Per rivitalizzare, soprattutto in senso educativo e pastorale l’Oratorio, diventa indispensabile la costituzione della comunità educativa, chiamata alla corresponsabilità educativo-formativa e evangelizzatrice.

Suo compito essenziale è svolgere un ruolo di “animazione” all’interno dell’Oratorio.

Ciò presuppone nei singoli membri la testimonianza di vita, la formazione umana, pedagogica, teologica, ecclesiale, l’esperienza costante di fede e di preghiera e, la volontà del coordinamento che si concretizza attraverso la comunione fraterna e la verifica periodica, fatta “assieme” del progetto educativo e della vita dell’Oratorio.

Attraverso la rappresentanza dei gruppi, delle associazioni e dei movimenti si realizza la crescita e la collaborazione armonica, sinfonica e ecclesiale degli stessi.

La Comunità educativa è, inoltre, il luogo della comunicazione reciproca delle iniziative per favorire il coordinamento, evitare la sovrapposizione, non sprecare energie e non “dare la caccia” agli stessi soggetti.

2. Il direttore-responsabile: la sua figura si caratterizza per la passione educativa ed evangelizzatrice, per la capacità di comunicare entusiasmo e di tenere rapporti diretti e profondi con i collaboratori, per una presenza incoraggiante per i ragazzi e i giovani, per creatività ed intraprendenza nel rinnovare proposte.

Suo ruolo primario è l’animazione e il coordinamento della comunità educativa e sarà particolarmente attento alla formazione degli animatori.

3.  L’assistente spirituale: è il sacerdote che in forza del suo ministero cura le esperienze di fede e di preghiera. E’ a disposizione, in un luogo idoneo, per la guida spirituale.

4. I religiosi: la presenza in Oratorio di qualche religiosa (con il suo “dono” di essere segno del mondo futuro) annuncerà alle giovani generazioni l’orientamento verso “le vere gioie” e la conseguente relativizzazione delle realtà terrene e potrà affiancare, con la preziosità del suo essere donna, il direttore e l’assistente spirituale nella formazione degli animatori e nell’accostare personalmente i ragazzi, i giovani, i genitori, le coppie di sposi.

5. Gli animatori: sono tutti i responsabili di gruppi, i catechisti, i coordinatori di servizi e di programmi, i dirigenti di associazioni, gli operatori sportivi, gli animatori di attività turistiche, ricreative, ecc.

Ciascun animatore ha un suo “specifico educativo”.

Il ruolo di animatore in Oratorio comporta un atteggiamento costante di conversione per mettersi in ascolto e in servizio della crescita della persona. Egli condividerà la vita delle persone a lui affidate, si qualificherà nel ruolo specifico per una guida seria ed educativa delle varie esperienze. Fra gli animatori va collocato anche il barista. Infatti egli non è semplicemente addetto alla distribuzione di cibi e alla mescita di bevande, ma è un vero animatore dell’ambiente bar.

6. Gli animatori occasionali sono gli animatori di alcuni momenti e manifestazioni particolari della vita dell’Oratorio (feste popolari, ecc…). Il loro impegno inizia con il predisporre una adeguata pubblicità e con il coordinamento delle forze interessate, continua  con l’animazione vera e propria dell’iniziativa ed ha termine con la verifica della stessa e con il controllo della sistemazione degli ambienti e dei materiali utilizzati.

7. Il Consiglio amministrativo: è nominato dalla comunità educativa ed ha come suo compito la gestione, la manutenzione, l’amministrazione degli ambienti dell’Oratorio. I criteri di gestione e le scelte relative devono essere in sintonia con il progetto educativo e condivisi dalla Comunità educativa.

Il Consiglio amministrativo, inoltre, sottoporrà il bilancio consuntivo e preventivo annuale al Consiglio Parrocchiale per gli Affari EconomiciUn segretario attuerà concretamente quanto compete al Consiglio stesso.

GRADI DI ADESIONE ALLA PROPOSTA EDUCATIVA (COMPORTAMENTO E TESSERAMENTO)

Sembra opportuno sottolineare che tra i frequentatori dell’Oratorio ci sono diversi livelli di adesione alla sua proposta educativa e di condivisione del suo progetto.

Ci sono coloro che fanno soprattutto del bar il loro luogo di incontro.     C’è anche chi viene saltuariamente in Oratorio per aderire ad alcune iniziative culturali, sociali, ricreative, di educazione alla pace, alla mondialità.

Da queste due categorie, diventando quasi impossibili la conoscenza e la condivisione del progetto educativo, si esigono atteggiamenti e comportamenti in linea con un corretto, rispettoso e democratico vivere civile, accompagnati dalla consapevolezza della natura ecclesiale dell’ambiente.

*Ci sono coloro che frequentano abitualmente l’Oratorio perché aderenti ad alcuni gruppi non ecclesiali, di impegno sociale e/o di volontariato che non trovano spazio altrove.

A tutti questi si chiede una condivisione minima al progetto educativo, con l’adesione e appartenenza al Circolo.

LE STRUTTURE

In Oratorio sono presenti strutture per la preghiera, strutture per la catechesi, per le attività formative e culturali, strutture per le attività ricreative, sportive, teatrali, musicali. Tali strutture adempiono alla loro finalità nella misura in cui sono valorizzate dalla presenza di animatori preparati.


Da qui la necessità di portare avanti contemporaneamente l’attenzione alla costruzione e all’adeguamento delle  strutture e l’attenzione alla formazione degli animatori. Non è possibile fare seriamente Oratorio né avendo ambienti senza animatori, né avendo animatori senza ambienti.

LE ATTIVITA’

Qui di seguito elenchiamo alcune attività possibili in Oratorio, non perché siano necessariamente proposte tutte, ma perché ciascuna comunità cristiana in base agli ambienti e alle forze interessate e disponibili (animatori) faccia la propria scelta. E’ fondamentale, però, che attraverso esse ci sia attenzione a tutta la globalità della persona.

L’ordine di presentazione non è casuale, ma di importanza.

1. Le attività evangelizzanti

Vengono collocate al primo posto perché rispondono agli obiettivi dell’Oratorio e della comunità cristiana.

Essa esiste nella misura in cui si fa “missionaria”, capace cioè di annunciare Gesù Cristo come Buona Notizia, come unico salvatore e liberatore, come rivelatore del volto del Padre e del volto dell’uomo, come datore del dono dello Spirito e Signore della storia.

L’Oratorio trova il senso del suo esistere se fa propria questa finalità della Chiesa e se sa, inventando nuove forme, raggiungere ogni giovane in particolare, dove egli vive il suo tempo libero.

L’Oratorio tradizionale risponde ad una pastorale basata sul “venite”, Gesù ha sempre insistito, invece, su una pastorale dell’ “andate”, che comporta la necessità di dar vita anche ad un Oratorio “itinerante”, vivificato dai cosiddetti animatori di strada o di ambiente.

L’Oratorio sia, perciò, il luogo dove “si annuncia” e sono proposte, in maniera sistematica e continuativa, esperienze di preghiera per vivere il primato di Dio e la comunione con Lui, sospinti dalla Sua Parola.

2. Le attività formative e culturali

Accanto e insieme alle attività evangelizzanti vanno proposte, per tutte le età, delle attività formative e culturali per una autentica e integrale promozione umana.

Sono quindi necessari luoghi e mezzi (biblioteca, videoteca, giornali) per una crescita e un arricchimento personali, per un impegno civile a favore della pace, della democrazia, della mondialità, dell’ecologia.

Si raccomandano, inoltre, dibattiti, tavole rotonde, convegni, testimonianze, cineforum o videoforum, mostre per un confronto sereno sui grandi problemi dell’umanità.

Nell’elaborazione della cultura riveste una parte preponderante la scuola, si provveda, quindi, perché l’Oratorio oltre ad essere il luogo del sostegno scolastico per i ragazzi con difficoltà, sia il luogo per un forte ripensamento su tutto il valore della scuola.

A questo proposito si suggeriscono corsi di avviamento alla lettura per i giovani della scuola media e superiore; consulenze a ragazzi e genitori per un possibile orientamento scolastico e universitario, sussidiazione sui grandi temi dibattuti circa la scuola nel nostro paese; forme di collaborazione con insegnanti aderenti alle associazioni cattoliche per la scuola, per qualificare al meglio le attività di sostegno.

3. Le attività del volontariato sociale

Da qualche anno si assiste ad un prezioso fiorire di associazioni impegnate nel volontariato e che si fanno carico dei più svariati problemi sociali. La loro presenza in Oratorio va incoraggiata e sostenuta per favorire una cultura della gratuità, della solidarietà e dell’impegno socio-politico

4. Le attività ricreative

Possono essere di vario tipo:

4.1. Le attività ludiche: sono legate al gioco e al conseguente divertimento. Per gioco si intende una attività motoria regolamentata.

E’ un elemento fondamentale a qualsiasi età, ma lo è in particolare nell’infanzia, nella fanciullezza, nella preadolescenza. E’ impensabile che una parrocchia abbia spazi per le attrezzature sportive. Si suggerisce l’opportunità di proporre spesso momenti di festa e di gioco comunitari con il coinvolgimento di tutta la famiglia, per far conoscere l’Oratorio e per creare un clima di interesse e di partecipazione.

4.2. Le attività sportive: hanno diritto alla pratica sportiva ogni uomo e ogni donna a qualsiasi età.

Lo sport viene normalmente definito un gioco vissuto con agonismo. Ciò significa che senza agonismo non c’è sport.

C’è però l’agonismo esasperato, causato dalla ricerca ad ogni costo della vittoria (per cui tutto diventa lecito) e l’agonismo inteso come un mettere alla prova le proprie forze, sfidando gli altri come singoli e/o come squadra, e come un confrontarsi in una competizione leale e sincera in un clima di amicizia e di festa.

L’agonismo esasperato educa alla violenza e può portare al disagio giovanile; l’agonismo vero educa alla pace, alla fraternità, all’amicizia, all’accoglienza, al rispetto dell’avversario, al sacrificio, al controllo di sé, al miglioramento tecnico e morale di se stessi.

All’Oratorio va proposto con decisione e con chiarezza uno sport educativo, che pone al centro la persona (ragazzo, giovane o adulto) nella sua globalità e, quindi, viene inteso non tanto come mezzo per educare alle buone maniere, alla fortezza del carattere e al sacrificio in vista del raggiungimento di determinati sogni o miti, ma come mezzo di crescita personale nella grande avventura di diventare uomo o donna, nell’armonia di corpo, sentimenti-affetti e spirito.

Si tratta di educare non a vincere a tutti i costi sull’avversario, ma a vincere su se stessi.

E’ senz’altro da rifiutare in Oratorio l’uso strumentale dello sport per ottenere l’adesione a esperienze formative o di fede.

Per attuare uno sport educativo occorrono operatori sportivi (quelli che comunemente chiamiamo tecnici, allenatori, dirigenti, accompagnatori) che siano autentici animatori oltre che ottimi conoscitori di una particolare disciplina sportiva.

Essendo la famiglia la prima responsabile dell’educazione dei figli, l’Oratorio deve prevedere la collaborazione dei genitori per la realizzazione di uno sport educativo (i genitori non siano interpellati solo per fare i taxisti).

Essi saranno i primi a contestare uno sport finalizzato solo al risultato, che privilegia i migliori e costringe qualcuno a fare il “panchinaro” a vita. Siano poi disponibili ad interagire educativamente con gli operatori sportivi; e non vedano nel proprio figlio il campione in miniatura, costringendolo ad allenamenti asfissianti e ad atteggiamenti e posizioni durante la gara, che tolgono al ragazzo il piacere di giocare per divertirsi.

E’ oppotuno prevedere, anche impianti sportivi per adulti e anziani, come il campo da bocce o palestre adeguatamente attrezzate.

4.3. Le attività musicali e teatrali: i giovani d’oggi, in particolare, sono fortemente interessati all’esperienza musicale, corale e teatrale.

La musica, ascoltata, cantata o suonata fa parte del loro vivere quotidiano, ed a essa dedicano un tempo notevole.

L’Oratorio può venire incontro a tale interesse favorendo spazi per suonare o imparare a suonare uno strumento, creando momenti di ascolto comunitario e critico di brani musicali.

Vanno particolarmente incoraggiati e sostenuti  i gruppi musicali giovanili impegnati nell’animazione liturgica domenicale e/o durante la celebrazione dei sacramenti.

Se in Oratorio sono presenti più gruppi può essere opportuno proporre una rassegna musicale che favorisca un confronto e uno stimolo al miglioramento continuo. La rassegna, eventualmente,  può essere estesa al vicariato o alla zona pastorale.

Si sconsiglia di attrezzare permanentemente ambienti a discoteca. Si propongano, invece, in Oratorio feste dove anche il ballo trova posto e la finalità educativa viene rispettata.

Anche il teatro, dopo una parentesi un po’ buia, sta riscuotendo interesse nuovo, sia il teatro tradizionale, sia quel modo nuovo di mettere insieme teatro e musica che è il recital o il musical. Quest’ultimo può diventare un mezzo per coinvolgere ragazzi e giovani non legati a cammini formativi ecclesiali, per annunciare in maniera  giovanile  la Buona Notizia, per affrontare in chiave cristiana alcune problematiche personali o sociali.

Se per lo sport la presenza in Oratorio è sempre stata scontata, non si può dire altrettanto della musica e del teatro. E’ invece il momento opportuno per un cambio di mentalità e di rotta e per un impegno rinnovato ed entusiasta.

4.4. Le attività turistiche: anche la mobilità è una delle componenti fondamentali del mondo contemporaneo. Quarant’anni fa il Papa Paolo VI° la definiva “l’evento sociale più importante del secolo”.

Per turismo si intende il far gite, escursioni, viaggi per svago e/o a scopo istruttivo.

Sembra quanto mai prezioso distinguere tra turismo, turismo religioso e pellegrinaggio.

Il turismo religioso è un turismo che per le finalità che si propone, lo stile di conduzione, la scelta degli itinerari, può diventare occasione per scoprire i segni di Dio nell’arte, nella natura e negli altri.

Il pellegrinaggio è un viaggiare o meglio un camminare praticato come momento di fede, di esperienza comunitaria, di conversione, di preghiera e occasione di evangelizzazione e di fraternità.

Il turismo oggi è sempre più un fenomeno di massa (turismo di partenza e turismo di accoglienza), soggiogato dal consumismo e perciò sempre più coinvolto in una vasta operazione di interessi organizzati, dove la soddisfazione immediata dei bisogni prevale sulle esigenze di socializzazione e sullo sviluppo della solidarietà e della persona.

Le comunità cristiane, pertanto, si impegnino ad educare a “viaggiare non per vedere soltanto ma per vivere” (umanamente e cristianamente).

L’Oratorio provveda ad organizzare per tutte le età un turismo con al centro la persona, un turismo sociale, dove si privilegia la qualità, l’accoglienza, la formazione,  favorito da alcune associazioni di ispirazione cristiana.

Un discorso a parte merita il pellegrinaggio che va proposto anche alle giovani generazioni.

Nonostante alcune obiezioni  che lo contestano come momento di alienazione religiosa, esso va presentato alle generazioni che crescono:

– nel suo significato antropologico, come metafora della vita, (farci camminare verso la comprensione più profonda della nostra vita e del progetto di Dio su di essa),

– nel suo significato cristologico, come metafora della vita cristiana (il cristiano è colui che segue Cristo via, verità e vita sulla strada della croce),

– nel suo significato ecclesiologico, come metafora della Chiesa pellegrina (l’essere esule e pellegrino è condizione costitutiva del cristiano, il cammino verso la patria è una sua esperienza irrinunciabile).

4.5. Le attività del “fai da te”: anche queste attività vanno incoraggiate, cercando soprattutto la collaborazione di insegnanti della scuola elementare o media, particolarmente preparati. Vale la pena di proporre un corso per l’utilizzo del computer, della videocamera o di altri strumenti elettronici.

IL BAR

Pure mediante il bar si può esprimere la voglia di “stare con”, di camminare accanto ai giovani.

Esso non è un semplice ambiente di stazionamento e di parcheggio, ma un autentico luogo educativo in cui devono essere possibili relazioni umane positive, un corretto uso del denaro e delle bevande ed un linguaggio degno di persone umane e di cristiani.

Da un certo punto di vista il bar dell’Oratorio è “luogo di frontiera” per la presenza di alcuni che null’altro chiedono, o danno l’impressione di chiedere, se non la possibilità di svagarsi. Per questo motivo è fondamentale uno stile decisamente “missionario”.

Oltre il servizio di mescita e l’offerta di un utilizzo moderato dei videogiochi e di altri giochi, è necessario predisporre in spazi adeguati, la possibilità di lettura, di incontro, di scambio di idee, di ascolto della musica.

Può essere utile, quando il bar è l’unico spazio aggregativo, proporre concorsi fotografici, esposizione di poesie, suono dal vivo, annunci e offerte, un mercatino, il “tazebao”, dibattiti, videoforum, o altri momenti culturali.

Essendo anche il bar un luogo con finalità formative diventa indispensabile che sia luogo di relazioni educative, facendo sì che lo stare insieme sia per crescere e maturare  come persone, per diventare adulti.

Da qui la necessità della presenza di un gruppo di animatori (non carabinieri o vigilantes), capaci di approccio personale con i giovani, di accoglienza, di riflessione sulla situazione, ben disposti alla fatica di pensare e inventare proposte e risposte, di tensione educativa.

Va evitata la vendita nel bar dell’Oratorio di bevande alcooliche e superalcooliche, a causa del loro uso sempre più smodato, soprattutto da parte dei giovani.

LE FESTE

All’Oratorio trovano spazio tutte le feste che la comunità educativa propone per i ragazzi, i giovani, le famiglie, gli adulti, gli anziani., e in particolare quelle legate alla vita liturgica (prime comunioni, cresime, professione di fede, il matrimonio di qualche animatore), quelle che celebrano le tappe più significative dell’itinerario formativo dei ragazzi e dei giovani o alcuni momenti particolari della loro vita o delle loro famiglie, i “compleanni” dell’Oratorio; qualche festa liturgica o civile popolare.

La festa va organizzata e vissuta attraverso ‘un prima, un durante e un poi’ di tipo educativo. Prima della festa occorre individuare lo slogan, la parola chiave, che sarà al cuore della festa; predisporre una adeguata pubblicità attraverso manifesti, depliants, avvisi in chiesa, inviti ‘personalizzati’ ai responsabili dei gruppi; preparare un “oggetto originale” e nuovo ogni anno che rimanga come ricordo della festa.

La festa deve caratterizzarsi per la ‘sobrietà’, evitando spese inutili e sproporzionate che potrebbero offendere i più poveri, privilegiando piuttosto iniziative di condivisione e solidarietà.

Durante la festa si inseriscano il gioco popolare e divertimenti di massa, lo sport, la musica (concerti dei gruppi dell’Oratorio…), il recital o qualche drammatizzazione, momenti culturali (dibattiti…), spazi distensivi di incontro o per consumare qualcosa.

Il dopo festa sia dedicato ad una seria verifica sugli aspetti positivi o negativi o per lanciare nuove iniziative partendo dalla festa stessa.

In definitiva si tratta di educare a non vivere “per” la festa, ma di vivere in pienezza grazie anche alla festa.

LE ATTIVITA’ ESTIVE

L’estate può essere il tempo per proposte validissime per tutte le età e per tutte le categorie, non collocabili in altri periodi.

La comunità educativa, perciò, può promuovere per tutti il campeggio e il campo-scuola, e per i giovani, in particolare, anche alcune esperienze di preghiera, di confronto e di scambio in qualche  luogo di spiritualità particolar.

Per i ragazzi, oltre al campeggio, alla colonia e al campo-scuola, è particolarmente significativo il Grest.

1. Il Grest: grest significa vacanze costruttive per ragazzi/e, vissute insieme in parrocchia. E’ una proposta qualificata che educa a vivere insieme il Vangelo, armonizzando valori umani e fede cristiana.

La definizione mette in risalto la finalità cristianamente educativa.

Lo scopo è di far capire ai ragazzi e far loro sperimentare la gioia dello stare insieme e dell’aiuto reciproco, proporre attraverso le varie attività uno stile di vita che serva loro da esempio per sempre.

E’ fondamentale sviluppare una tematica che serva da filo conduttore delle varie attività.

Il clima deve essere di gioia, di corresponsabilità-impegno, di entusiasmo, di creatività, di carità.

Si sottolinea l’importanza di scegliere animatori preparati e che sappiano lavorare insieme, di tentare un minimo aggancio con la famiglia dei ragazzi, di verificare sul piano educativo, almeno settimanalmente, il lavoro fatto.

2. Il Campeggio/Camposcuola: è la scelta di vivere all’aperto sotto tende o altri alloggi, da proporre ai ragazzi, ai giovani, alle famiglie, come esperienza valida per maturare umanamente e cristianamente e perciò non come semplice avventura o parentesi. Pastoralmente esso è un buon punto di arrivo e di partenza, che presuppone una chiara valenza etica.

L’educazione alla vita e alla fede nel campeggio poggia su alcuni valori da coniugare nei vari momenti della giornata. Anche il campeggio presuppone la presenza di animatori preparati adeguatamente, senza dei quali è meglio non programmarlo. La presenza del sacerdote, pur se non continuativa, è fondamentale, per la garanzia di un impegno educativo serio e non improvvisato.

E’ da incoraggiare l’esperienza di un campeggio vicariale o dell’unità pastorale per venire incontro anche alle piccole realtà parrocchiali.



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