Comunità Viva

«Se il Signore non costruisce la casa,

 invano si affaticano i costruttori» (Sal 127)

 Ogni 5 anni il Vescovo rinnova i CPAE (Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici) di ogni parrocchia della diocesi, eleggendo personalmente i membri che  lo costituiranno. Ognuno dei componenti è indicato dal parroco, riconoscendone l’idoneità per prudenza e sapienza in materia di economia e finanza.  I consiglieri nell’atto di riunirsi e nell’espletare il loro compito godono di un particolare dono dello Spirito Santo: il dono del Consiglio. Riuniti, essi sono strumenti nelle mani dello Spirito, che anche in questo aspetto  guida la Chiesa.

Se l’operare del Consiglio si rivolge immediatamente al Parroco, il destinatario ultimo è la comunità tutta e l’obiettivo che si prefigge è innanzitutto far sì che la Provvidenza  sia riconosciuta e che la comunità tutta manifesti quel genuino senso di gratitudine per la provvidenza che Dio, Padre della famiglia parrocchiale, non fa mai mancare.

Quella Provvidenza poi va amministrata con saggezza e prudenza, perché sia un bene a servizio del Vangelo. Gesù ha sì detto: «Nessuno può servire a due padroni… non potete servire a Dio e a mammona» (Mt 6,24) (e questo vale ancor di più per una comunità cristiana), ma la disponibilità economica, che non deve diventare una ricchezza accumulata, non è mai stata demonizzata da Gesù. L’arte di servirsi dei beni economici, di servire con i beni economici e non di servire il bene economico, facendolo così divenire l’unica ricchezza, non è sempre facile. Neanche per una comunità e il suo parroco.

Un grave compito del CPAE per i prossimi anni sarà, assumendo l’indirizzo della CEI e del nostro vescovo, riconoscere che anche attraverso una comprensione e gestione evangelica dell’economia  si esplica l’impegno urgente di “Educare alla vita buona del Vangelo”. Il progetto educativo cristiano deve essere capace di far sì che anche l’economia diventi parte integrante di quel processo che conduce alla vita buona del Vangelo.

L’umanità delle nuove generazioni deve essere educata ad una economia evangelica, alternativa all’economia mercantile. “Educare alla vita buona del vangelo” è anche sottrarre la generazione presente e quelle future a quella visione individualistica della vita che spinge all’accumulo e al consumo egoistico, a quel sempre più diffuso concepire l’economia riferita all’individuo, alla capitalizzazione delle risorse in un orizzonte individuale.

Fa riflettere, in proposito, il fatto che sono sempre più le coppie di fidanzati che, accingendosi al matrimonio, scelgono come regime patrimoniale la separazione dei beni: ognuno tende a mantenere una sua individuale ricchezza. Solo a volte questa viene messa in comune, ma solo momentaneamente e in un funzione di un obiettivo di soddisfazione a breve termine. La comunione dei beni è in minoranza, ma sceglierla come dato di partenza significa creare le premesse perché si costituisca il bene comune della coppia, anche economicamente inteso. 

L’umanità nuova, che vive il Vangelo, gode di una economia nuova che non è solo il frutto della messa in comune dei beni di ognuno, ma è il bene di un mondo nuovo, di una vita nuova.

A breve giungerà il decreto di nomina dei nuovi Consiglieri ed allora dalle pagine del nostro Giornalino Parrocchiale giungano i più vivi e fraterni ringraziamenti al CPAE uscente, che mi ha accolto, sostenuto e incoraggiato nei miei primi passi nel percorso economico di questa parrocchia, segnato dall’oneroso impegno della ristrutturazione della canonica e della manuten-zione e ammodernamento di alcune strutture negli ultimi anni.

Molti impegni attendono il nuovo CPAE: ad ogni nuovo componente va il nostro grazie per il servizio a cui si è reso disponibile e per il sostegno che saprà offrire.

Tutti siamo consapevoli che il Signore ci aiuterà, sapendo meglio di noi quanto importante sia muoversi con trasparenza di intenzioni e saggezza nel definire gli obiettivi. 

«Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori».

 

Quando don Giorgio, nella lettura degli avvisi,dà notizia della convocazione  del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici (CPAE), la mente dei fedeli può animarsi di speculazioni tra le più disparate, alcune di queste connotate da possibili timori di dover alla fine fare i conti con un disavanzo di bilancio ancora in aumento.

E ciò, naturalmente, ha un fondo di verità. Soprattutto in quelle circostanze nelle quali c’è da valutare qualche intervento di riparazione e manutenzione, viste le necessità di salvaguardare il patrimonio immobiliare parrocchiale.

Ma non è questo il pilastro sul quale poggia l’istituzione del CPAE. Allora, per connotare precisamente il compito del CPAE e, con esso, del suo presidente (il parroco) nonché dei  suoi membri, si è pensato di andare alla fonte[1], riproponendo nelle righe che seguono i passaggi più significativi dei testi canonici, senza ulteriori commenti.

In questo modo crediamo che ciascuno possa farsi un’idea più precisa del servizio richiesto dalla Chiesa al CPAE, dando anche la possibilità a ciascuno di valutare con serenità l’operato del parroco e dei suoi consiglieri nell’amministrazione dei beni della parrocchia.

 

Cenni storici

In applicazione del can. 537 del Codice di Diritto Canonico, con il presente Decreto dispongo i seguenti adempimenti da parte di tutte le parrocchie:

  1. 1.       In ogni parrocchia sia costituito il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici (C.P.A.E.) entro il 31 dicembre 1985;
  2. Dal 1° gennaio 1986 il C.P.A.E. dovrà agire nell’osservanza delle Norme del Codice di Diritto Canonico riguardanti l’amministrazione dei Beni Ecclesiastici …

Era l’undici del mese di ottobre 1985, quando Mons. Antonio Mistrorigo, allora Vescovo di Treviso,  emanava questo decreto (il n. 75/85 per gli appassionati dei numeri), con il quale veniva istituito, appunto, il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici.

Il can. 537 del Codice di Diritto Canonico recita infatti: “In ogni Parrocchia vi sia il Consiglio per gli Affari Economici che è retto, oltre che dal Diritto universale, dalle norme date dal Vescovo diocesano; in esso i fedeli, scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell’amministrazione dei beni della Parrocchia, fermo restando il disposto del can. 532” secondo il quale “il Parroco rappresenta la Parrocchia, a norma del Diritto, in tutti i negozi giuridici nei limiti e modalità dell’amministrazione ordinaria, a meno che non abbiano ottenuto prima permesso scritti dall’Ordinario”.

 

Cos’è il Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici e quali compiti ha.

Il CPAE è dunque l’organo di collaborazione dei fedeli con il Parroco nella gestione economica parrocchiale, per la migliore e corretta gestione comunitaria dei beni. In concreto, il Consiglio ha il compito di:

v  curare la conservazione e manutenzione degli edifici, attrezzature, mobili e arredi e di quanto appartiene alla Parrocchia, usando particolare premura per il patrimonio artistico e storico;

v  esaminare e dare il proprio parere su contratti, progetti, preventivi, piani di finanziamento e di impiego di capitali, sul movimento del personale in servizio di attività parrocchiali;

v  condividere con il Parroco l’impegno di provvedere alle esigenze economiche della comunità parrocchiale (in particolare dell’equo sostentamento del clero), al giusto compenso del personale religioso e laico comunque impegnato in attività liturgiche e pastorali, all’adempimento degli obblighi assicurativi e previdenziali oltre che legislativi e fiscali della parrocchia;

v  esaminare e firmare i bilanci preventivi e consuntivi annuali dell’amministrazione parrocchiale;

v  farsi attento e sensibile alle esigenze degli organismi interparrocchiali e diocesani per contribuire adeguatamente al loro funzionamento a vantaggio di tutta la Chiesa diocesana.

 

Composizione, poteri e funzionamento

Il C.P.A.E. si compone di almeno tre membri proposti dal Parroco, dopo una conveniente consultazione all’interno del Consiglio Pastorale Parrocchiale, competenti in questioni di carattere economico. A tali competenze devono essere comunque unite – come requisiti indispensabili – integrità morale e comunione ecclesiale. La durata dell’incarico è quinquennale, eventualmente riconfermabile per un altro quinquennio. Costoro vengono nominati dall’Ordinario diocesano, il quale, per giustificati motivi, può scegliere anche persone diverse da quelle presentate.

I membri del C.P.A.E. hanno voto consultivo, non deliberativo. Il loro parere è obbligatorio, anche se non vincolante, per i bilanci annuali e per tutti gli atti di straordinaria amministrazione che dovranno essere sottoposti all’esame del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici.

Ogni membro ha il dovere di partecipare alle riunioni, di giustificare le eventuali assenze e di compiere il suo incarico con la diligenza del buon padre di famiglia.

Il C.P.A.E. presenta annualmente al Consiglio Pastorale Parrocchiale il bilancio consuntivo annuale e porta a conoscenza di tutta la Comunità le componenti essenziali dello stesso, rendicontando l’utilizzo delle offerte fatte dai fedeli laici ed indicando le iniziative opportune per l’incremento delle risorse necessarie alla realizzazione delle attività pastorali.

 

La sua “missione”

Il C.P.A.E. trova le sue origini nella dimensione comunitaria e partecipativa di tutti i fedeli, presbiteri e laici, alla vita della Chiesa, sviluppatasi a partire dal Concilio Vaticano II. Anche nella Chiesa, come nell’esperienza laica, è necessario mantenere una giusta posizione spirituale e materiale nei confronti dei beni per riuscire a vivere in coerenza con la fede professata. E perciò stesso il C.P.A.E. trova la sua prima ragione di esistere nel servizio offerto a tutta la Comunità di fedeli nell’amministrare con competenza i suoi beni, non prima però di aver maturato una coscienza veramente ecclesiale, che impegna a fare proprie le necessità della Chiesa, comprese quelle materiali. La Chiesa, appunto! Cioè, tutti noi, fedeli laici e presbiteri.

Ciò nonostante non esiste un rapporto diretto tra l’efficacia dell’azione pastorale e la dotazione dei mezzi economici. Il primato è sempre riservato al messaggio evangelico che l’efficienza economico-organizzativa non deve mai appannare. Di più, risulta necessario operare con estrema sobrietà, attuare scelte improntate all’essenzialità per non generare contraddizioni tra annuncio ed atteggiamenti.

Il senso di responsabilità nella gestione dei beni, come la trasparenza e la precisione con cui viene condotta la gestione, sono valori che non possono essere disattesi, ai quali la Comunità riserva peraltro costante attenzione.

 

*  * *

Fin qua le regole.

Nelle prossime edizioni vi riproporremo gli argomenti sui quali più frequentemente il C.P.A.E. è chiamato a riflettere e confrontarsi, così che la partecipazione al suo operato possa risultare ancora più trasparente, rendendo così più proficuo il servizio offerto.

 

 

 

                                                                                                          continua…

 


[1] Tratto dal Regolamento del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici della Diocesi di Treviso, emanato dal Vescovo Antonio Mistrorigo in data 11 ottobre 1985.



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